Burguè

Burguè, commedia musicale in due atti e dodici quadri di Giovanni Mellano, ha debuttato la sera del 14 ottobre 2000 nel cinema-teatro della Caserma G.Perotti di Fossano, dove ha replicato per altre sei rappresentazioni da " tutto esaurito"...

Trattasi di un musical liberamente ispirato al Mito di Pigmalione ed all'omonima commedia di George Bernard Shaw, successivamente approdata al cinema con il film Cukor "My fair lady".  Lo spunto è parso opportuno, più che per un lavoro di "rivisitazione" per trasferire sul palcoscenico uno spaccato del Borgo più antico di Fossano, un ritratto della sua antica gente, povera e semplice, rozzamente istintiva ma intelligente, estroversa al massimo e nello stesso tempo profondamente attaccata alle sue radici.  Lo sfondo è quello della crisi economica degli anni 1929/30, di nome Wall Street, che lasciò anche in un piccolo centro di provincia come Fossano il segno della miseria, della fame e di quella disoccupazione che diede inizio al triste esodo verso la grande città ed i paesi di oltre oceano. Su di un colorito campionario di personaggi autoctoni ( pescatori, filatrici, lavandaie, modesti artefici di mestieri ormai scomparsi ) si innesta il mondo sofisticato della vecchia nobiltà locale, quella che abitualmente raggiungeva le residenze fossanesi per la villeggiatura estiva.  E proprio da quel mondo fatto di abiti di lino chiaro, parasoli di pizzo, di "panama" e di paglie di Firenze scaturisce il novello "Pigmalione", il raffinato maestro/mecenate che si prenderà cura di una giovane pescivendola e la porterà via con sè per educarla, istruirla e farla diventare una vera donna di classe, così come in molti casi analoghi a Fossano è realmente accaduto.  Tutta la vicenda non è immune da imprevisti e colpi di scena, per cui si dipana in una serie di situazioni che vanno dal sentimentale allo scherzoso, dallo spregiudicato all'ironico/divertente, salvo lo sbocco all' immancabile lieto fine.

Lo spettacolo impegna una cinquantina di dilettanti, tra attori, attori-cantanti, cantanti-solisti, conduttori e figuranti; alcuni quadri sono in dialetto fossanese, altri in lingua italiana; i testi cantati sono parte integrante del dialogo, scritti sui motivi di canzoni famose degli anni 1930/40, arrangiati dal M° Massimo Ruffinengo per il complesso "Esedra" da lui diretto.
L' ingegnoso impianto scenografico messo a punto per i numerosi e velocissimi cambiamenti di scena è reso suggestivo dai dipinti di Piero Roccia, è opera di Michele Tavella, compartecipante alla regia insieme con l' autore; splendidi i costumi d' epoca di Aurelia e Umberto Mandarino. 

 

 
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DUCHESSA. Frammenti di un enigma.
da un'idea di Laura Novellini
di Pinuccio Bellone e Laura Novellini
regia: Pinuccio BELLONE
personaggi ed interpreti:
BONA DI SAVOIA: Cristina Viglietta
ACHILLINA: Antonella Gosmar/Barbara Gallesio
LUDOVICO IL MORO: Marino Gandolfo
MARGHERITA: Agnese Fissore
CICCO SIMONETTA: Piero Lingua
ANTONIO TASSINO: Stefano Sandroni
GIAN GALEAZZO: Andrea Tavella
GALEAZZO MARIA: Giovanni Oggero
TADDEO: Franco Porrera
MARIA: Lidia Ravera
LUCIA: Giulia Giaccardi/Annamaria Canuti
SEBASTIANO BAVA: Walter Lamberti
ANTONIO BAVA: Gianpiero Longo
IL MEDICO: Sergio Bossolasco
IL PRETE: Aldo Demontis
IL PENSIERO: Elena Longo/Arianna Berta
IL BENE: Riccardo Oitana
IL MALE: Massimo Trono 
audio/luci:
Pinuccio BELLONE
 
Costumi: SILVANA BERTOLINO - AURELIA ANGELI
Coreografie: RICCARDO OITANA - ELENA LONGO
La voce fuori campo: ENZO BRASOLIN
  
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"Abbiamo cercato di capire, al di là delle vicende storiche, quale potesse essere lo stato d'animo di una donna abbandonata a se stessa nel 1500 e quale ruolo giocarono le persone che ebbero a sfiorare la sua esistenza. Ne abbiamo tratto un lavoro che cerca, attraverso la musica, le luci ed i dialoghi scarni, di tracciarne un profilo intimo, doloroso, nudo. Un omaggio ad un personaggio affascinante e poco conosciuto che, per diversi anni, ha toccato la storia della nostra città...seppur in modo triste e tragico, la DUCHESSA BONA DI SAVOIA".

 

 CHI ERA “DUCHESSA” 

Duchessa: Bona di Savoia  (Avigliana 1449 – Fossano 1503)

Bona di Savoia, nobile di casata, undicesima figlia di Ludovico di Savoia e di sua moglie Anna di Lusignano, trascorse la propria infanzia nel castello di Amboise alla corte del Re di Francia, di cui era cognata.

Per ragioni di alleanze e di equilibri politici sposò per procura, nel 1468,  il Duca di Milano Galeazzo Maria Sforza. A Milano venne a contatto con un mondo incantato che presto la conquistò.

Amò con dedizione, come si conveniva ad una nobildonna del suo tempo, quel suo sposo di forte carattere, ma di costumi dissoluti.  Pur gelosa dei frequenti tradimenti, accettò di tenere a corte i quattro figli illegittimi avuti dal marito prima del matrimonio e altri quattro gliene diede; fu madre esemplare ed amorevole. Il giorno in cui i congiurati  le assassinarono il marito, nel 1476,  fu per lei un lutto disperante.

Presagendo sventure e consapevole del pericolo rappresentato dai cognati per la successione al ducato, insieme al fidato consigliere Cicco Simonetta, prese misure difensive per scongiurare il peggio.

Tanto fu determinata e forte a difendere il diritto alla successione del suo primogenito Gian Galeazzo, ancora bambino, quanto fu  fragile e ingenua nel lasciarsi incantare ed adulare dal cognato Ludovico il Moro.

Subì l'affronto di oscure accuse, le fu sottratto il figlio, fu allontanata e segregata, minacciata, guardata a vista, esautorata di ogni potere.

Avvilita e sdegnata rinunciò alla tutela del figlio e, con la promessa di un cospicuo appannaggio, lasciò Milano.

Distrutta nell'animo non trovò più pace. Pianse il figlio prediletto morto precocemente, sospettando fortemente l'avvelenamento da parte di emissari del Moro. Non poté  mai  riabbracciare quel suo figlio adorato, non conobbe la nipotina primogenita che morì piccolissima, né altri della propria discendenza.

Nella tenuta di Fossano trascorse gli ultimi tre anni di vita, costretta a mendicare aiuti economici presso il nipote Filiberto di Savoia. Dimenticata e sola, si confortava pregando e raccomandando l'anima a Dio.  Si spense nell'indifferenza il 23 novembre 1503. Il mondo in cui era vissuta l'aveva cancellata da tempo e solo due miseri ceri illuminavano la sua semplice bara. Le cronache dell'epoca narrano che il ponte del castello, al passaggio del feretro, cedette ed il corpo della Duchessa caduto nel fossato non fu mai ritrovato. Ancora oggi si narra che il suo fantasma vaghi per le stanze del castello in cerca della tanto agognata pace.

Laura Novellini

 

 NOTE DI REGIA 

Abbiamo cercato di capire, al di là delle vicende storiche, quale potesse essere lo stato d'animo di una donna abbandonata a se stessa nel 1500 e quale ruolo giocarono le persone che ebbero a sfiorare la sua esistenza. Ne abbiamo tratto un lavoro che cerca, attraverso la musica, le luci ed i dialoghi scarni, di tracciarne un profilo intimo, doloroso, nudo, raccontato dai gesti e dal “linguaggio strano” di Achillina, unico personaggio inventato, e dalle movenze del pensiero di Bona, interpretato dalla danzatrice.
I personaggi non indossano abiti d’epoca, ma sono “vestiti” con i costumi neri, disegnati da Rossella Ravera, resi diversi tra loro semplicemente da una fascia colorata: bianca per la bontà, rossa per la cattiveria.

Il primo atto è ambientato a Milano nel 1479, all'interno del Castello Sforzesco. Duchessa teme per la sorte del Ducato di cui è reggente per conto del figlio. La figura del potente ministro di corte, Francesco Simonetta, detto Cicco, si fa sempre più pressante sulle decisioni della Duchessa. Ma Bona è soprattutto timorosa del cognato, Ludovico Maria Sforza, detto "il Moro", pronto a tutto pur di riavere il governo del ducato. Ludovico, costretto all'esilio a Pisa dal ministro Simonetta, con l'aiuto di Antonio Tassino, giovane ferrarese di cui Bona è innamorata, riesce a far pressioni sulla Duchessa che, cedendo alle sue insistenze, gli affida le sorti del governo milanese. Le ripercussioni sono immediate. Cicco viene arrestato e decapitato, il figlio Gian Galeazzo estromesso dalla reggenza e poi ucciso, Antonio Tassino allontanato e la Duchessa esiliata ad Abbiategrasso, poi a Pavia ed infine a Fossano.
Ed è proprio nel castello fossanese che si snodano le vicende del secondo atto. Bona, esiliata e dimenticata, è sola e distrutta dal dolore. Il castello viene sistematicamente depredato e la Duchessa può contare sulla fedeltà e la devozione di poche persone.
Bona di Savoia muore, probabilmente avvelenata, urlando la propria rabbia, la disperazione e tutto il rancore che prova verso il cognato Ludovico, artefice delle sue sciagure e del suo triste destino.

Un omaggio, il nostro, ad un personaggio affascinante e poco conosciuto che, per diversi anni, ha toccato la storia della nostra città…seppur in modo triste e tragico.

Pinuccio Bellone

 

 

“LA CITTADINA BENSO” e “LA STORIA CONTINUA” 

Le vicende di CATERINA BENSO “mistica eroina” piemontese dell'epoca napoleonica, raccontata attraverso le testimonianze di chi ne seguì le gesta, la vita terrena e l'incredibile ed incrollabile fede. Un salto indietro nel tempo per rivivere, in due lavori teatrali distinti, la storia di questa umile ragazza in odore di santità.

 

 
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MA-LE-FEMMINE
momenti teatrali di Aldo NICOLAJ
regia: Pinuccio BELLONE
 

“Il telegramma”
con Stefania GIUBERGIA / Cristina VIGLIETTA

“L’autografo”
con Cristina RIVOIR

“Corto circuito”
con Barbara MORRA

“Sale e tabacchi”
con Marina MORRA

“Il Belvedere”
con Annalisa Delpiano e Walter Lamberti

 

 

 

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Come si può leggere il titolo di questo spettacolo?

La scelta non è facile.

Primo metodo. Si può leggere tenendo staccate le tre parole che compongono il titolo stesso: MA LE FEMMINE… e le interpretazioni non hanno limite.

Secondo metodo. Si possono unire le prime due parole per formarne una nuova dal significato perfettamente chiaro e così il titolo diventa:

MALE FEMMINE…non commentiamo per non suscitare le ire, che sappiamo essere terribili, dell'altra metà del cielo.

Terzo metodo. Il titolo può diventare un'unica parola presa a prestito da una bellissima canzone del grande ed indimenticabile principe della risata, Totò: MALEFEMMINE…ma anche in questo caso possiamo incappare negli strali del gentil sesso.

Lasciamo, dunque, che ognuno lo possa interpretare come meglio crede.

I momenti che compongono questo mosaico teatrale sono stati scritti da quel grande commediografo fossanese che risponde al none di Aldo NICOLAJ.

Amo molto i testi teatrali di Aldo, li amo perché sono semplici come ciò che descrivono. I personaggi sono sempre in lotta contro un destino avverso…le atmosfere sono rarefatte…il linguaggio comprensibile…e tutto tende al divertimento perché Aldo è sempre riuscito a conferire al tutto un ritmo “veloce”, “accattivante”. Se così non fosse la “letteratura” teatrale di Aldo Nicolaj non passerebbe, così come fa con disinvoltura ed efficacia, dal simbolismo al neorealismo, dal surrealismo al teatro delle crudeltà sino al teatro dell'assurdo. I suoi personaggi, soprattutto quelli femminili, hanno caratteri ben definiti, spesso grotteschi ed in questi momenti teatrali le nostre attrici folli si sono misurate con questo linguaggio riuscendo, in pieno, nel loro intento.

Aldo ne sarebbe stato felice perché amava il teatro (soprattutto quello amatoriale)…e noi siamo sempre felici di portare in scena i suoi bellissimi lavori.

E se il gentile pubblico femminile presente in sala stasera, vuole conoscere l'esatto modo con il quale il regista ha voluto interpretare il titolo dello spettacolo….beh…è terminato lo spazio che avevo a disposizione…che peccato!!!

Pinuccio Bellone

pinocchio locandina fossano picc

 
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PINOCCHIO...i burattini
 
regia: Pinuccio BELLONE
i burattini di:
Luigi FRANCOLINO
        pinocchio gruppo picc
 
 
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I bellissimi burattini di Luigi FRANCOLINO prendono vita grazie alle voci de "La Corte dei Folli! in un teatrino fantastico e divertente che fa rivivere la magia e la bellezza di questa favola per grandi e per piccini.

 

 

TALIANSKI NEUTRA new curve

 
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TALIANSKI KARASCIO' (Italiani...brava gente)
sceneggiatura originale e
regia di Pinuccio Bellone
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    LA  STORIA   

 

“Talianski Karasciò”, italiani buoni, italiani tutto bene. Così la popolazione russa degli anni 1942-43 identificava gli alpini delle divisioni Cuneense, Tridentina e Julia che furono inviati a combattere al fronte della steppa lungo il fiume Don. La compagnia teatrale La Corte dei folli di Fossano (CN) ha fatto propria questa espressione dei poveri contadini delle isbe ideando uno spettacolo che porta tale nome. Il punto di partenza narrativo sono gli scritti di Mario Rigoni Stern, Giulio Bedeschi e Silvio Bertoldi riadattati per le esigenze di scena.

“Talianski karasciò, niemetzi niet karasciò”… “Gli italiani sono buoni i tedeschi no”. È un altro modo di dire diffuso tra i russi del secolo passato e rende efficacemente il rapporto che gli alpini, che combattevano al fianco dei tedeschi, instaurarono con la popolazione civile della steppa pur rappresentando per la stessa l'invasore e il nemico. L'espressione rende bene l'idea di come le giovani penne nere fossero partite senza velleità di conquista ma con il prevalente desiderio di tornare al più presto alle loro case, dalle loro mamme, dalle loro spose, dai loro fratelli. Lo spettacolo racconta in particolare degli alpini della Cuneense che partirono dalle nostre vallate, da Fossano, Sant'Albano Stura, Mondovì, Cuneo, con gli scarponi di cuoio che a quaranta gradi nella neve “prima si sfondavano e poi si stringevano intorno al piede come una morsa di ferro e tutto si trasformava in ghiaccio”. La vicenda è ripercorsa attraverso la corrispondenza epistolare di tre alpini: il tenente Francesco Rossi, il soldato Stefano Tomatis, detto Nino, e il soldato Giovanni Ravera. Una voce narrante fa da filo conduttore fra le lettere drammatiche dei tre e le lettere di Rosa, moglie del tenente Rossi, della mamma di Nino e della signorina Lucia, madrina di guerra; in chiusura l'incontro intenso e profondamente umano di una contadina russa, Irina, con il soldato Ravera, ormai morente su una delle tante slitte utilizzate dalle divisioni per trasportare i numerosi feriti.

A rendere ancora più viva la forza evocativa dello spettacolo saranno le canzoni tipiche della tradizione alpina  - interpretate dal vivo - intervallate dalle canzonette dell'epoca tra cui “Mille lire al mese”, “Ma l'amore no” e “Il pinguino innamorato”.

 

Le vicende che i tre protagonisti attraversano e che scrivono a casa vanno dal dicembre 1942 al febbraio 1943 e sono particolarmente segnate dall'attacco che i russi sferrarono agli alpini la notte di natale del 1942, durante la messa di mezzanotte e dalla battaglia di Nikolajewka del 26 gennaio 1943.

“Sono stato contattato dal Gruppo Alpini di Sant'Albano che ogni anno commemora la ricorrenza della battaglia di Nikolajewka - spiega Pinuccio Bellone, direttore artistico della Corte dei folli - in occasione del sessantesimo anniversario di quel terribile giorno. Così è nato lo spettacolo Talianski Karasciò, che cerca di ricreare almeno in parte le sofferenze e le emozioni dei soldati al fronte russo, cercando di capire che cosa  gli stessi potessero pensare e provare. I tre alpini protagonisti sono figure inventate ma le loro vite e le loro esperienze ricalcano quelle di personaggi realmente esistiti e che realmente hanno intrattenuto una corrispondenza con le famiglie”.

"Talianski Karasciò" si è rivelato uno spettacolo molto apprezzato dal pubblico più assortito. La rappresentazione ha "all'attivo" molte repliche tenute nei più grandi teatri del Piemonte e della Liguria,  alla presenza e con l'appoggio di attive sezioni Ana.

"Talianski Karasciò" è stato anche richiesto da numerose scuole elementari, medie e superiori, utilizzato a scopo didattico per raccontare alle nuove generazioni una pagina della storia del nostro Paese.

 

 

 

dolly locand 72 DPI

 
     SCHEDA SPETTACOLO          
L'IMPAREGGIABILE DOLLY
adattamento di Giovanni Mellano da 
«La sensale di matrimoni» di T. Wilder e da
“Hello Dolly” di M.Stewart e J. Herman
regia: Pinuccio BELLONE e Giovanni MELLANO
personaggi ed interpreti (vedi sotto)
scenografie: L’officina dello Spettacolo
                   Francesco FASSONE e Marco BURGER 

Aiuto regia: Mariella GRIFFA

Datore Audio: Federico CHIAVASSA
Coreografie: Marcelo AULICIO
Musiche: ISTITUTO MUSICALE BARAVALLE
Direzione musicale: Lino GRASSO
Riprese video: Annalisa LONGO
Editing musica: Enea TONETTI
Tecnico luci: Gino MASSANO

 

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IL TRAILER DELLO SPETTACOLO:  VISUALIZZA

 LA STORIA

La piccola cittadina di Yonkers e la metropoli di New York fanno da sfondo alle vicende del nostro spettacolo.
Dolly Levy, infaticabile e vulcanica “mediatrice d'affari”, sempre pronta a risolvere i problemi dei suoi assistiti, ha l'incarico di trovare la moglie ideale al vedovo, ricco e scorbutico commerciante Orazio Vandergelder. Riuscirà nel suo intento o per la prima volta dovrà diventare cliente di se stessa e soddisfare le sue esigenze ancor prima di quelle di Orazio? Per far questo dovrà necessariamente intrecciare le vicende degli altri protagonisti della storia in un'incalzante sequenza di situazioni divertenti e paradossali.
Questo nostro lavoro trae ispirazione dalla commedia “The Matchmaker” di T. Wilder e dalla sua rielaborazione nel famosissimo musical “Hello Dolly” interpretato da Barbra Streisand e Walter Matthau.

 

 LO STAFF: 

Costumi: Aurelia e Umberto Mandarino
Acconciature: Marisa e Carla Tavella
Trucchi: Paola Lamberti “L’ESTETICA”
Back stage: Livia Giaccardo e Nuccia Trinchero Grasso
Accoglienza in sala: Valeria Sacchetto - Cristina Gastaldi
Sonia Gambone - Jorgelina Bernardi - Serena Ferrero
Noemi Tonello - Noemi Malenchino - Dalila Di Giacomo


Rammentatore: Domenico Alberto


 

 PERSONAGGI E INTERPRETI (ordine di apparizione) 

DOLLY LEVY                               Cristina Viglietta      
ORAZIO VANDERGELDER          Pinuccio Bellone   
ERMENGARDA VANDERGELDER     Annalisa Delpiano   
AMBROGIO KEMPER                 Paolo Reynaudo   
JOE SCALON                              Tista Giaccardi   
MALACHI STACK                       Mario Grasso   
CORNELIO HACKL                     Walter Lamberti    
BARNABA TUCKER                   Giacomo Chiaramello   
IRENE MOLLOY                         Agnese Fissore   
MINNIE FAY                              Giulia Giaccardi   
ROSE / ERNESTINA FACILE     Lidia Ravera   
RUDOLPH REISENWEBER      Giancarlo Gazzera

 E CON: 

Antonella Gosmar - Bobo Bossolasco - Cinzia Perrotta 
Elena Longo - Enzo Tassone - Giorgio Firinu
Giovanni Oggero - Lino Grasso - Mario Giorno
Matteo Basta - Peio Longo - Rossella Ravera 
Sergio Bossolasco -  Simona Grasso - Stefania Polla Mattiot

 

 CORO: 

Adriano Ariaudo - Annalisa Longo - Antonella Gosmar
Bobo Bossolasco - Cinzia Perrotta - Cristina Viglietta
Elena Longo - Enzo Tassone - Franco Giaccardi
Giancarlo Gazzera - Giorgio Firinu - Giovanni Oggero
Giulia Giaccardi - Lino Grasso -  Livia Giaccardo
Marcello Borgogno - Peio Longo - Pippo Forneris
Riccardo Duca - Sergio Bossolasco
Simona Grasso - Stefania Polla Mattiot

 L'ORCHESTRA: 

Trombe: Gianluigi Petrarulo - Enrica Gaudi

Sax: Enea Tonetti - Ippolito Alessandro - Beata Alessandro

Tromboni: Gianpiero Brignone - Massimo Castagnino

Tastiere, programmazione e arrangiamenti: Paolo Gambino

 

 

 

 

 

 

 

 
     SCHEDA SPETTACOLO          
QUEL SIGNORE CHE VENNE  A PRANZO
di George Kaufmann & Moss Hart
regia: Giovanni MELLANO e Pinuccio BELLONE
scenografia:
Michele TAVELLA
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 LA STORIA  

E', nella sostanza, la caricatura feroce e clamorosa di un famoso divo della radio americana degli anni '30: il barbuto Monthy Woolley, giornalista e scrittore dallo spirito diabolicamente caustico, amico-nemico di tutte le celebrità del tempo, temuto e riverito nel mondo del cinema e del teatro. La commedia ne fa un ritratto perfetto nel personaggio di SHERIDAN WHITESIDE il quale, durante un giro di conferenze ed a seguito di un banale infortunio, è costretto a passare alcune settimane su di una sedia a rotelle in una cittadina dell'Ohio, Mesalia, in casa dei Signori Ghita ed Ernesto Stanley, dove era stato invitato a pranzo. Questa sua degenza forzata riesce ad esasperare il suo comportamento bizzoso ed esigente ma anche a rendere parecchio difficile la vita tranquilla dei suoi ospiti.

THE MAN WHO CAME TO DINNER, questo il titolo originale, fu scritta nel 1939 da George Simon Kaufmann e Moss Hart, e dopo la “prima” a Broadway, al Music Box Theater, del 16 Ottobre di quell'anno, ebbe ben 739 repliche. Nella versione cinematografica del 1941, lo stesso Monthy Woolley ebbe lo spirito di prestarsi a prendere per il bavero se stesso, interpretando proprio il ruolo del bisbetico Sheridan Whiteside, cioè di Monthy Woolley, con al fianco le splendide Bette Davis ed Ann Sheridan e con il grande Jimmy Durante nel ruolo di Banjo. 

Sono oltre cinquecento le compagnie teatrali che fino ad oggi hanno messo in scena questa commedia. In Italia fu rappresentata, con il titolo “Quel signore che venne a pranzo”, dagli indimenticabili Gino Cervi ed Andreina Pagnani (anni '50) e successivamente (anni '90) dalla compagnia di Oreste Lionello. Grazie allo strepitoso successo ancora ottenuto nei teatri d'America, in questi ultimi quattro anni, dall'interpretazione di Nathan Lane e Jean Smart, nel Gennaio 2005 inizieranno, ad Hollywood, le riprese del nuovo “remake” cinematografico. 

Quel signore che venne a pranzo è una fioritura esuberante di situazioni imprevedibili, di fantasie esagitate, quasi farsesche, degne di quel pieno abbandono con cui sanno ridere gli americani. Ma è anche il “revival”, a sorpresa, di un mondo ancora felice e di personaggi che hanno costruito la storia di circa mezzo secolo di cinema (Samuel Goldwin, Joan Crawford, Greta Garbo, Marlene Dietrich), di teatro d'opera (Arturo Toscanini e Tito Schipa), di letteratura (Herbert G. Wells e Sommerset Maugham), di politica (Anthony Eden, il Mahatma Gandhi ed Hailè Selassiè), del Jazz degli anni d'oro (su alcuni dei motivi resi famosi da Ella Fitzgerald e da Louis Armstrong, vengono cantate parti del dialogo originale e costruiti altri inserti musicali). Tanti i personaggi in scena (una trentina) ma tantissimi i personaggi in vario modo evocati: comparse invisibili ma tutte presenti più che mai durante lo scorrere incalzante, sorprendente, comico ed a volte grottesco di questa curiosa, straordinaria commedia.

 

 

8 d locandina fossano 28-4-08

 
     SCHEDA SPETTACOLO          
OTTO DONNE
di Robert THOMAS
regia: Pinuccio BELLONE
personaggi ed interpreti:

Mamy............Antonella GOSMAR
Chanel...........Lidia RAVERA
Louise............Mara CALVO

                 Barbara MORRA
Suzon............Giulia ARCIDIACONO
Gaby..............Livia GIACCARDO

                     Ornella GIACOSA
Augustine.......Cristina VIGLIETTA
Catherine.......Giulia GIACCARDI
Pierrette........Agnese FISSORE

 
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 LA  TRAMA 

E' inverno e in un'isolata casa della campagna francese il quieto vivere e la composta armonia di una famiglia, a ridosso delle festività natalizie, vengono travolti da uno sconcertante delitto. Il capofamiglia, MARCEL, viene assassinato. Chi è la colpevole tra le otto donne di casa?...MAMY, la suocera dal passato misterioso o GABY, la moglie, odiosamente borghese?... PIERRETTE, la sensualmente ambigua sorella del morto o AUGUSTINE, la cognata zitella, acida ed insoddisfatta?... CATHERINE la figlia più giovane, impenitente e dispettosa o SUZANNE, la figlia maggiore dall'apparenza candida ed ingenua?... LOUISE, la nuova cameriera, fascinosamente perversa o CHANEL, la governante depositaria dei segreti di famiglia?

L'assassino le ha isolate…chi dice la verità e chi mente?...Il cerchio si chiude poco a poco tra emozioni, sospetti e colpi di scena per una commedia vivace, arguta ed intrisa di enigmi…dove tutto non è assolutamente ciò che sembra in realtà!

 

 L’AMBIENTE 

Costumi vivaci per un ambiente “noir”, tetro quanto basta, con gli armadi a simboleggiare i contenitori delle paure delle protagoniste, veri scheletri inconfessabili, almeno apertamente, quando tutto procede bene. La loro casa è una gabbia per la loro personalità ed una lancia appuntita trafigge la porta del rifugio dell'unico maschio presente…come un presagio...volto a cambiare per sempre la loro esistenza.

 

 NOTE DI REGIA 

Una commedia, un giallo, un omicidio, un viaggio nell'universo femminile e nelle sue mille sfaccettature tra paradossi, vendette, lacrime e confessioni inconfessabili, un confronto tra un maschio invisibile, ma sempre presente e la personalità sconvolgente delle otto protagoniste. Si sono misurate con questo le otto donne della Corte dei Folli e durante i lunghi mesi di prove hanno affrontato le loro paure, le mie ire, le pagine di un copione difficile da realizzare, ma hanno saputo toccare, con bravura e tenacia, la vasta gamma di sfumature e di caratteri che possiede “l'altra metà del cielo”…qualcosa di tremendamente difficile da comprendere per noi uomini. Ciò che vedrete stasera…riso e pianto, sospetti ed amicizia, attacchi d'ira e di cuore, follia e raziocinio, malignità ed amore, malizia ed inganno…deve farci capire che nessuno di noi può essere “ingabbiato in un carattere”…perché siamo diversi nel bene e nel male…e quando qualcosa ci accade, qualcosa di strano o inaspettato, magari un omicidio, quel che si ha nell'animo è giusto gridarlo, urlare il proprio credo, cantare la propria personalità. Queste “mie” splendide otto “assassine” lo hanno fatto in modo superbo e per me è stato un privilegio dirigerle.

 

 

 

 11-04-15 INRI roreto
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INRI ... in verità vi dico
le ultime ore di Gesù di Nazareth liberamente tratte dai Santi Vangeli
adattamento e regia: Pinuccio BELLONE
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 INRI  ...IN VERITA’ VI DICO... 

Iesus Nazarenus Rex IudaeorumUna semplice scritta, incisa sopra un pezzo di legno inchiodato ad una croce, ci ha dato lo spunto per presentare, in forma insolita, le vicende delle ultime ore terrene del Cristo. Abbiamo voluto dar voce anche a chi, nei quattro Vangeli, voce non ha. Per comprendere, noi per primi, quali potessero essere i sentimenti di chi visse, ai margini del racconto evangelico, ma con presenza viva ed importante, questa storia immortale.

Il demonio che guida i pensieri di Giuda, di Caifa e di Ponzio Pilato, il velo della Veronica, il sogno di Claudia, il dolore di Simon Pietro, la rabbia di Giovanni e le certezze di Maria di Magdala fanno da contorno alle vicende narrate dai quattro Evangelisti ed allo splendido ed intenso lamento antico, ai piedi della croce, di una madre piena di angoscia e di pena nel “Compianto della Madonna” di Jacopone da Todi.

Il tutto supportato da musiche idonee, da una scenografia scarna e da appropriati “vestiti” di scena… per non disturbare l'atmosfera di queste vicende, di questo mistero che da due millenni affascina il genere umano.

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